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ChiaraGusmani

L’inserimento all’asilo nido e alla scuola materna

L’inserimento all’asilo nido o alla scuola materna, o meglio ambientamento, rappresentano per molti bambini la prima grande separazione dalla mamma/papà e da casa. Si tratta di un momento carico di emozioni anche per i genitori, che per lasciare andare il piccolo devono potersi affidare all’istituzione e alle educatrici. E’ un periodo delicato che riguarda non solo il bambino, ma tutta la famiglia.

Sostenere il bambino e accettare le sue emozioni/reazioni

Sarà più facile l’ambientamento per il bambino che sente la fiducia dei suoi genitori nella scuola e nelle sue capacità di poter rimanere in un luogo nuovo per alcune ore, stando bene e creando delle buone relazioni. Questo non vuol dire che il passaggio sarà senza difficoltà: anzi le difficoltà possono esserci nonostante l’aver creato una buona situazione iniziale di collaborazione scuola-famiglia. E’ importante osservare le reazioni di ogni bambino e sostenerlo in questa esperienza, accettando l’espressione dei suoi sentimenti, anche in caso manifestasse tristezza o rabbia o paura.

Osservare il bambino e il suo modo di esplorare lo spazio nuovo

Lo si ripete spesso: ogni bambino è diverso e affronterà in modo diverso questa nuova esperienza. Ci sono infatti bambini che piangono disperati ogni giorno per molti giorni al portone d’ingresso (e mamme che si chiedono se fanno bene a lasciarlo lì), altri che entrano in classe e si mettono a giocare senza nemmeno lanciare uno sguardo alla madre, altri ancora che si staccano a poco a poco, con fatica, e si attaccano a una educatrice scelta come preferita fin dall’inizio, altri ancora che manifestano la loro reazione a questo importante passaggio con agitazione e nervosismo e “capricci” pomeridiani.

Può capitare che le mamme sentano l’ingresso al nido o a scuola come un esame rispetto alle proprie capacità genitoriali, rispetto all’essere una buona mamma e aver fatto un buon lavoro fino a quel momento. Questi sentimenti, peraltro comprensibili, ci annebbiano e ci impediscono di sintonizzarci con le emozioni del bambino e sostenerlo in un momento di bisogno.

L’osservazione del bambino ci racconterà molto di lui e della relazione che abbiamo creato: non è un giudizio di merito ma ci dà la possibilità di correggere eventuali problemi e colmare al momento del ri-incontro eventuali mancanze, dando al bambino ciò di cui ha bisogno.

L’ingresso in comunità e il distacco dalla famiglia rappresentano un momento importante che il bambino deve affrontare nella sua crescita, ma che sarà il primo di una lunga serie. Come fare quindi a stargli vicino e infondergli fiducia?

La base sicura

Quando affronta una situazione nuova il bambino tende a tornare alla mamma che funziona come base sicura, un concetto ormai famoso dello psicologo J. Bowlby,

Questo mi porta a quella che io ritengo la caratteristica più importante dell’essere genitori: fornire una base sicura da cui un bambino o un adolescente possa partire per affacciarsi nel mondo esterno e a cui possa ritornare sapendo per certo che sarà il benvenuto, nutrito sul piano fisico ed emotivo, confortato se triste, rassicurato se spaventato. In sostanza questo ruolo consiste nell’essere disponibili, pronti a rispondere quando chiamati in causa, per incoraggiare e dare assistenza, ma intervenendo attivamente solo quando è chiaramente necessario (J. Bowlby).

Per Bowlby quanto più i bambini, ma poi anche i ragazzi, hanno potuto contare su una base sicura e hanno fiducia di poter tornare lì ad attingere sostegno, più sarà facile per loro avventurarsi lontano.

E’ questo il significato del periodo di ambientamento o inserimento: il bambino può contare sulla vicinanza della madre per esplorare il nuovo ambiente non familiare, e solo quando sarà diventato familiare saprà staccarsi. “Per poterci restare dovrà essere costantemente accompagnato nella sua mente dal pensiero più confortante che abbia, quello della mamma” (A. Marcoli).

Per sostenere questo passaggio ci vengono incontro i libri.

In questo articolo ho commentato i libri per l’inserimento al nido o alla scuola materna e in questo articolo i libri che possono favorire il distacco del bambino da mamma e papà e parlano della paura dell’abbandono.

Spunti pratici per un buon inserimento al nido e alla scuola dell’infanzia

Di seguito alcuni consigli pratici per gestire l’inserimento, pensati come spunti per ogni mamma, da adattare secondo il proprio carattere e il bisogno del bambino.

  • Preparalo al fatto che andrà al nido/scuola materna: non dare per scontato un passo tanto importante, raccontagli del nido, nomina le sue educatrici, portalo fisicamente all’ingresso della struttura qualche giorno prima.
  • Leggi libri in cui i protagonisti vanno al nido/scuola: questo lo aiuterà a capire cosa succede a scuola, come sono le routine, e lo metterà in contatto con le emozioni dei personaggi, che potrà provare in un secondo momento anche lui.
  • Esplora anche i tuoi sentimenti a riguardo. Ricorda che un bambino non è mai staccato dalla sua mamma, ma è anzi in risonanza con lei. Quindi se ti accorgi che hai tanta ansia, o tristezza, o non sei sicura della scelta, prova a parlarne con una persona di fiducia, perché queste emozioni, se forti e non elaborate, potrebbero compromettere questo passaggio. Se, per la tua storia personale o per quella del bambino, ti rendi conto che l’abbandono/il distacco può essere un tema importante da risolvere valuta di effettuare una consultazione con uno psicologo esperto in età evolutiva. A volte pochi colloqui possono essere trasformativi.
  • Crea un rituale speciale nel distacco, che può essere un fazzoletto con il tuo profumo, il suo dudù, una scatola di baci come nel libro “Zeb e la scatola di baci” . I bambini amano i rituali e sono rassicurati dagli oggetti fisici a cui ricorrere nei momenti di tristezza.
  • Cerca di usare il tragitto per andare al nido per prepararlo e dirgli dove lo porterai; magari trova qualcosa da fare nel percorso che rimanga sempre uguale, per esempio salutare un cane, guardare la ruspa dei lavori stradali etc
  • Comunica che tornerai: i bambini , anche i piccoli, capiscono tutto e hanno bisogno di essere rassicurati.
  • Non fare paragoni con i fratelli o con i compagni di classe: ricorda che non è un esame su te o su lui/lei, ogni bambino troverà il suo modo per affrontare il distacco .E’ un percorso che potrebbe richiedere qualche aggiustamento.
  • Saluta sempre prima di lasciare la classe, anche se il tuo bambino sta piangendo in braccio all’ educatrice o se finalmente si è calmato e sta giocando. Un saluto affettuoso ma fermo, che comunichi che non è una tragedia quella che sta per avvenire e che lo lascerei con persone che lo sapranno far star bene.
  • Crea un clima di scambio e fiducia con le educatrici: possono essere delle alleate nel sostenere questo passaggio, fidati dei loro suggerimenti e delle tempistiche che ti comunicano.
  • Osserva il bambino a casa e cerca di essere per lui una base sicura, accettando che possa regredire in qualche apprendimento (sonno, camminare, mangiar meno), essere più irritabile, coccolone o bisognoso di attenzioni.

Essere un genitore che accompagna

C’è un proverbio francese che si adatta bene a descrivere la crescita dei bambini: reculer pour mieux sauter. A volte cioè i bambini hanno bisogno di fare un passo indietro, e magari tornare a un punto di sicurezza regredendo, per poi fare un balzo in avanti nella crescita. Il compito del genitore a volte è quello di stare loro accanto, tollerare di vederli in difficoltà nel periodo di passaggio (se possibile senza farci sovrastare ma mantenendo la fiducia nelle sue risorse e nella relazione creata fino a quel momento) , e godere del momento in cui spiccheranno il volo.

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