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Fotografia Terapeutica

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“Se una foto è buona racconta molte storie diverse”.

(J. Koudelka)


Le fotografie come strumenti terapeutici

Nel mio lavoro come psicologa utilizzo le fotografie nelle terapie individuali , secondo il metodo di Judy Weiser, e nelle sedute di gruppo/ nella formazione, attraverso il metodo francese del Photolangage.

Le foto funzionano come delle àncore, che permettono di ripescare vissuti affettivi, memorie, ricordi in maniera più diretta rispetto al linguaggio verbale.

L’immagine attiva ciò in chi la guarda qualcosa di molto personale e unico, perché si collega con le immagini e i ricordi di quella persona. Quando raccontiamo un’immagine utilizziamo la nostra memoria ma anche la nostra creatività e lanciamo un ponte verso emozioni che sfuggono alla consapevolezza, ma che dicono molto di noi.

E’ per questo che la stessa foto guardata da due persone diverse solleciterà due narrazioni diverse.

“Le fotografie dunque hanno il potere di catturare ed esprimere sentimenti ed idee in modi visivo-simbolici, alcuni dei quali costituiscono metafore intimamente personali.” – J. Weiser

 

Attraverso la fotografia è possibile creare nuovi legami tra la realtà esterna alla persona e quella interna. Si utilizza la funzione terapeutica della narrazione di sé e della condivisione di emozioni.

Nella mia pratica clinica utilizzo la fotografia in due modalità:

  • nelle sedute individuali (PhotoTherapy Techniques)
  • nelle sedute o nei percorsi di gruppo (Photolangage )

PhotoTherapy Techniques

Le PhotoTherapy Techniques sono delle tecniche di utilizzo della fotografia nelle sedute di terapia ideate e sistematizzate dalla psicoterapeuta e arteterapeuta Judy Weiser.

Si può lavorare in seduta con fotografie che ci ritraggono (autoritratti) oppure scattate da altri, fotografie raccolte che assumono una particolare importanza o con foto prese dall’album di famiglia.

Il lavoro in seduta è quello di una terapia, con in aggiunta l’utilizzo del materiale fotografico, mio o portato dal paziente.

“Le fotografie posso essere usate per rivedere il passato e mettere in discussione i miti e le leggende

che sono stati tessuti su di noi e ai quali abbiamo in qualche modo contribuito nel corso della nostra crescita.

L’analisi delle fotografie ci dà la possibilità di cambiare l’immagine costruita, di vederne altri aspetti e, paradossalmente,

di modificare ciò che percepiamo senza modificare l’immagine stessa. ” – Linda Berman

Photolangage

Il Photolangage è invece un metodo di utilizzo della fotografia nel contesto di gruppo. L’autrice di riferimento è Claudine Vacheret, una psicoanalista francese.


Inizialmente utilizzata con adolescenti, questa tecnica è adattabile a diversi contesti: viene ora proposta sia in ambito clinico con adulti, anziani e pazienti psichiatrici, sia nella formazione. 

 Nella mia esperienza si è rivelata utile nelle supervisioni, nei percorsi di gruppo rivolti ad adolescenti, anziani con demenza senile, negli incontri di gruppo rivolti ai genitori oppure ai ragazzi delle medie e superiori. Altre volte la utilizzo in abbinamento con la scrittura autobiografica.

In un primo tempo si risponde ad una consegna attraverso la scelta di una fotografia, in un secondo tempo ci si confronta in gruppo.

 

“Con il Photolangage si risolverebbe quindi lo stato di sofferenza in cui versa il linguaggio di ragazzi inibiti e traumatizzati, che nell’esperienza condivisa del gruppo possono avere gradualmente accesso alla possibilità di trasformare le proprie emozioni in parole condivise.” Marina Ballo Charmet

Come utilizzo la fotografia nei mei progetti?

 

Qui trovi alcuni esempi.

 

 

A chi può essere utile un percorso psicologico a mediazione fotografica?

  • chi ama la fotografia come mezzo espressivo (non è importante avere conoscere pregresse o padroneggiare la tecnica, anzi)
  • chi a volte fa fatica a metter in parole ciò che sente
  • chi vuole lavorare su parti di se stesso inconsce o farlo attraverso un linguaggio creativo
  • chi ha difficoltà a simbolizzare
  • chi vuole ricostruire la propria storia anche a partire dalle foto e dai ricordi
  • chi vuole effettuare un percorso per migliorare l’immagine di sé
  • chi è in lutto o deve elaborare una perdita
  • bambini in affidamento o adozione
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